la moglie del navigante

In una cultura marinara come la nostra, le prime donne ad emanciparsi furono proprio le mogli dei naviganti, poiché la lontananza dei mariti, protratta talvolta per lunghi periodi, conferiva loro autorità nella conduzione della famiglia e nell’educazione dei figli. Al marito, al padre lontano spettavano la responsabilità e i rischi della navigazione, la condivisione con gli altri marinari dei periodi, delle fatiche e delle nostalgie della vita di bordo. Non certo il lento e continuo disimpegnarsi tra la casa da mandare avanti, il bilancio da far quadrare, le piccole e grandi incombenze quotidiane e i figli da tirare su.
“Quando torna papà…” dicevano le donne, minacciando i figli per le loro monellerie, ma sapevano di non dovere avere bisogno. Di doversela cavare da sole. E probabilmente quegli uomini, così poco avvezzi alla vita familiare e al ruolo di padri, si sarebbero trovati a disagio come educatori. Inoltre, perché sprecare quei brevi intervalli a casa a fare i burberi, quando si toccava terra con un desiderio pazzo di godersi la famiglia, la moglie e i figli? E le mogli, da parte loro, avevano talmente aspettato quel ritorno da non pensare certo alle amarezze, alle contrarietà e ai problemi del quotidiano. >>>



 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
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